Corsi sicurezza sul lavoro: obbligo o opportunità?

Giugno 22, 2020 VED Consulting

Corsi sicurezza sul lavoro: obbligo o opportunità?

Come consideriamo i corsi di sicurezza sul lavoro? Obbligo o opportunità?

SCENA N.1 – Cominciamo da un fatto realmente accaduto pochi giorni fa

Corso di formazione obbligatorio in materia di SICUREZZA SUL LAVORO. Quindici dipendenti in aula. 

Entra l’imprenditore, senza bussare. È arrabbiato, dice che questi corsi devono finire, perché sono una perdita di tempo e di soldi. Urlando contro i dipendenti, dice loro che invece di essere in aula dovrebbero essere in produzione, a lavorare. Poi esce, se ne va sbattendo la porta. 

Risultato? In meno di tre minuti questo imprenditore ha prodotto enormi quantità di: stress, demotivazione, rabbia e frustrazione. Per sé e per i suoi dipendenti. 

Analizziamo gli effetti collaterali di questo approccio imprenditoriale ai corsi di sicurezza sul lavoro:

  1. Dopo la sfuriata i dipendenti sono tornati al lavoro? No, hanno dovuto finire l’intera giornata di corso. 
  2. Dopo questo i dipendenti si sono sentiti felici, motivati? Certamente no, le loro emozioni erano pervase da tristezza, preoccupazione e senso di colpa perché erano in aula per un inutile corso obbligatorio piuttosto che al “lavoro” a produrre per l’azienda che paga loro lo stipendio. 
  3. L’imprenditore cosa ci ha guadagnato? Forse la soddisfazione di aver urlato la sua rabbia, speriamo che almeno in quel momento si sia sentito bene. Ma ne dubito: probabilmente sarà stato agitato per molto tempo dopo e, forse, avrà affrontato il resto della giornata con poca lucidità, concentrato ad inveire contro un mostro invisibile nascosto nella sua pancia: la burocrazia che non aiuta le imprese, ma che al contrario le annega in un mare di adempimenti. 
  4. Che messaggio ha trasmesso ai suoi dipendenti? Che non gliene importa nulla di loro, della loro salute e sicurezza. Anche se sicuramente non è quello che pensa.
    Che essi non capiscono quante preoccupazioni gravino sulla sua testa e che comunque vada alla fine del mese hanno sempre lo stipendio garantito, anche se passano il loro tempo a “non far nulla” in un’aula. Probabilmente è vero che molti dipendenti non si rendono conto di tutto ciò, ma non è questo il contesto né il modo per farglielo capire. 

Ma c’è di più: questo imprenditore usando le maniere forti non si è aiutato per nulla!

Allora partiamo da questi presupposti: 

  • I corsi sulla sicurezza sul lavoro sono obbligatori.
  • La normativa vuole che siano fatti in orario di lavoro.
  • Quindi non sono una scelta. 

Prendiamo atto di questi assunti di base. 

 

Ora, partiamo da un altro presupposto: non tutti gli imprenditori pensano che questi corsi servano a qualcosa. Alcuni pensano davvero che siano una perdita di tempo. Pur tuttavia sono perfettamente consapevoli della loro obbligatorietà. 

Allora proviamo a pensare a come si potrebbe trasformare questo obbligo in opportunità. 

SCENA N.2 – Che spero accada nei prossimi giorni

Lo stesso corso obbligatorio di sicurezza sul lavoro. Gli stessi quindici dipendenti in aula. 

Si sente bussare, entra l’imprenditore. Chiede al formatore di poter intervenire e si mette davanti ai suoi dipendenti, guardandoli negli occhi. Dice loro che è contento che stiano facendo questo corso, perché per lui la loro salute e la loro sicurezza sono importanti. Chiede loro di stare attenti e di fare tutte le domande che vogliono affinché possano capire come comportarsi per non correre rischi e lavorare in sicurezza. Poi saluta e se ne va. 

  1. Tempo impiegato? 3 MINUTI. Risultati in termini di motivazione, senso di appartenenza, produttività, voglia di lavorare e desiderio di farlo in sicurezza? Esponenziali. 
  2. Il costo del corso aumenta? NO 
  3. Il tempo dedicato alla formazione è maggiore? NO 
  4. Il tempo che l’imprenditore ha trascorso in aula è maggiore? NO 
  5. Lo stress accumulato dall’imprenditore è minore? SI 

Quindi: a parità di costo, abbiamo trasformato un obbligo (anche antipatico, da certi punti di vista) in ENORME OPPORTUNITÀ. 

Un ultimo spunto di riflessione: la motivazione del personale non necessita di chissà quali strategie, investimenti, progetti. È un atteggiamento quotidiano, un modo di fare che deve far parte dello stile di ogni imprenditore, direttore, responsabile. Si fa attraverso piccoli gesti, sguardi, attenzioni. E quasi sempre a costo zero. 

 

Grazie e buon lavoro!
Dott.ssa Elena Stancheris
Coach e Responsabile Progetti Formativi
elena.stancheris@vedconsulting.it

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